
Giuseppe Garibaldi
...hombre de la libertad, hombre de la humanidad...
Sala de Ceremonias de la Intendencia Municipal de Montevideo
26.27.28 marzo 2008

G i u s e p p e G a r i b a l d i
…Uomo della libertà, uomo dell'umanità...
...Hombre de la Libertad , Hombre de la Humanidad...
...man of freedom, man of mankind...
Enzo Marino, direttore artistico
Progetto di evento internazionale dei/
Proyecto de acontecimiento internacional de los/
Project of international event of the
Free International Artists
Bergamo (Italia) 10-20 Gennaio 2008
Montevideo (Uruguay) 26.27.28 Marzo 2008
Museo storico di Bergamo -- Convento di S. Francesco
10 / 20 Gennaio 2008
INTERVENTI IN ITALIANO E SPAGNOLO DI:
INTERVENCIONES EN ITALIANO ES ESPAÑOL DE:
Roberto Bruni Sindaco di Bergamo
Rino Giuliani Istituto Fernando Sant
Carlo Salvioni Amici del Museo Storico di Bergamo
Enzo Marino Free International Artists
Il 20 gennaio 1960 il Presidente della Repubblica Gronchi concedeva alla Città di Bergamo la facoltà di accompagnare lo stemma cittadino con l’iscrizione “Bergamo Città dei Mille”; la richiesta, avanzata dalla Città di Bergamo l’8 maggio 1859, riprendeva compiutamente una frase di Giuseppe Garibaldi, il quale, dopo la raggiunta Unità d’Italia, aveva individuato Bergamo come rappresentante dell’intero processo di Unità nazionale.
Così da Caprera scriveva il 10 febbraio 1861 il Generale a Giovanni Battista Camozzi, primo sindaco di Bergamo nell’Italia unita:
Caro Camozzi
Nella gioventù Lombarda, sempre pronta a lanciarsi nel pericolo per la redenzione della patria - e che partecipò alla prima spedizione di Sicilia e Napoli – contano in prima riga i prodi figli di Bergamo. Se la provvidenza ha deciso ch’io divida le ultime battaglie della patria per l’intiero suo affrancamento io legherò alla generazioni venture - accanto a quelle di Bergamo – il nome della città Italiana – che con più figli avrà gettato più ferro sulla bilancia liberatrice. Un caro saluto alla famiglia – Vostro
G. Garibaldi
Non era solo quindi perché la provincia orobica aveva dato 180 dei propri uomini alla spedizione dei Mille partita da Quarto la notte tra il 5 e il 6 maggio 1860, ma, e diremmo soprattutto, perché i cittadini bergamaschi avevano seguito tutto il processo risorgimentale.
Ne ricorderemo qui le principali tappe:
Nel marzo 1797 Bergamo è la prima delle città della Terraferma a ribellarsi a Venezia. Un’autentica rivoluzione non solo politica, ma anche culturale e negli stessi modi di vita. Ma Bergamo era andata oltre: terminata l’esperienza della Repubblica Bergamasca, aveva contribuito con un giurista d’eccezione, Marco Alessandri, a compilare il nuovo codice legislativo napoleonico del Regno d’Italia; i principali industriali della città e della provincia avevano partecipato alle Conferenze di Lione; i migliori scienziati avevano contribuito a delineare le conoscenze del territorio nazionale (si pensi ad esempio a Maironi da Ponte)
Nel 1848 Bergamo è ancora in prima fila durante la “primavera dei popoli”; la rivolta, che temporaneamente scaccerà gli austriaci dalla Città, è partecipata da una gran moltitudine di popolo sia nel capoluogo sia in provincia. Per questi fatti d’arme, Bergamo sarà insignita di medaglia d’oro, con decreto reale del 15 giugno 1899.
Medaglia veramente meritata. Infatti, alla notizia dell’insurrezione milanese anche Bergamo insorge e si combatte per cinque giornate, dal 18 al 22 marzo, a Borgo San Leonardo, a Porta Broseta, alle caserme di Santa Marta e Sant’Agostino, alle carceri di San Francesco e alla polveriera situata presso il cimitero di San Maurizio. Sono scontri duri, che vedono il coinvolgimento di buona parte della popolazione e l’intervento, accanto al popolo urbano, di gruppi di valligiani e di contadini, come testimoniano le cronache coeve. Il 20 marzo in Piazza Vecchia si innalza l’albero della libertà, questa volta coronato dal tricolore.
Tutte le truppe austriache, 1600 uomini divisi in 15 compagnie distribuite tra le caserme di Sant’Agostino, della Fara, di San Giovanni e il Lazzaretto, sono costrette ad abbandonare la città entro il 23 marzo.
Contemporaneamente da Bergamo e dalla provincia gruppi di volontari partono per Milano e determinante è il loro contributo nella presa di Porta Tosa (oggi Porta Vittoria). Fra i nomi di coloro che si distinguono nei diversi combattimenti figurano, tra gli altri, molti di coloro che poi partirono con Garibaldini (Francesco Nullo, Vittore Tasca, Daniele Piccinini). E’ in questi frangenti che i bergamaschi incontrano per la prima volta i principali uomini del Risorgimento italiano: ai primi di agosto si trovano a Bergamo Garibaldi, Cattaneo e Mazzini.
E ancora: nel 1859 Bergamo dà circa 800 uomini al corpo volontario dei “Cacciatori delle Alpi” guidato da Garibaldi, che sbaraglierà gli austriaci e libererà definitivamente la Lombardia dall’occupazione austriaca. Alla testa troviamo un bergamasco d’eccezione: Gabriele Camozzi. E ancora una volta è la figura di Garibaldi, che si ferma a parlare con il popolo nelle strade della città, a fare da collante.
Roberto Bruni
Sindaco di Bergamo

ESPAÑOL
BERGAMO CIUDAD DE LOS MIL
El 20 de Enero de 1960 El Presidente de la Republica Gronchi concedia a la ciudad de Bergamo la facultad de acompagnar el emblema ciudadano con la inscripcion “Bergamo Ciudad de los Mil”, la solicitud, elevada de la ciudad de Bergamo el 8 de Mayo de 1959, citaba textualmente una frase de Giuseppe Garibaldi, el cual, una vez conseguida la Unidad de Italia, habia escogido a Bergamo como la representante del entero proceso de unidad nacional.
Asi escribia desde Capreara el 10 de Febrero de 1861, el General a Giovanni Battista Camozzi, primer alcalde de Bergamo, en la Italia unida:
Estimado Camozzi
Entre la juventud Lombarda, siempre pronta a afrontar el peligro por la redencion de la patria, y que participò en la primer expedicion de Sicilia y de Napoles, se hallan en primera fila los hijos prodigos de Bergamo.
Si la providencia ha decidido que yo libre las ultimas batallas de la patria por su completa manumision, legaré a las generaciones venideras, junto a aquellas de Bergamo, el nombre de la ciudad Italiana, que con mas hijos habrà echado mas peso sobre la balanza libertadora.
Un fraterno abrazo a la familia-
G. Garibaldi.
No era solamente porque la provincia orobica haya dado 180 de los suyos a la expedicion de los Mil que partiera desde Quarto entre el 5 y el 6 de Mayo de 1860, sino tambien, y diriamos por sobre todo, porque los ciudadanos bergamascos habian seguido todo el proceso del risorgimento.
Recoraremos aqui las principales etapas:
En marzo de 1797 Bergamo es la primera de las ciudades della Terraferma a rebelarse contra Venezia. Una autentica revolucion, no solo politica, sino tambien cultural y de del propio estilo de vida. Pero Bergamo fue aun mas alla: finalizada la experiencia de la Republica Bergamasca , habia contribuido con un jurista de excepcion, Marco Alessandri, a compilar el nuevo codigo legislativo napoleonico del Reino de Italia, los principales industriales de la ciudad y de la provincia habian participado en la Conferencia de Lione, los mejores cientificos habian contribuido a delinear el conocimiento del territorio nacional (piensese por ejemplo en Maironi da Ponte).
En 1848 Bergamo està aun en la primera fila durante la “primavera de los pueblos”; de la revuelta, que expulsara temporalmente a los austriacos de la ciudad, fue participe una multitud popular, sea en la capital como en provincia. A raiz de estos hechos belicos, Bergamo seria condecorada con la medalla de oro, atraves de un decreto real del 15 de Junio de 1899.
Medalla realmente merecida. De hecho, ante la noticia de la insurreccion milanesa tambien Bergamo se levanta y combate por cinco jornadas, del 18 al 22 de Marzo, en el Borgo San Leonardo, en Porta Broseta, en la fortaleza de Santa Marta y de Sant’Agostino, en las carceles de San Francesco y en el polvorin situado en el cementerio de San Maurizio.
Fueron encuentros duros, que atestiguarian el involucramiento de buena parte de la poblacion, y la intervencion, junto al pueblo urbano, de grupos de habitantes del valle y campesinos, como demuestran las cronicas de la epoca. El 20 de Marzo en Piazza Vecchia se planta el arbol de la libertad, esta vez coronado por la Tricolor.
Todas las tropas austriacas, 1600 hombres divididos en 15 companias distribuidas entre los fuertes de Sant’Agostino, della Fara, de San Giovanni e de il Lazzaretto, fueron forzadas a abandonar la ciudad para el 23 de Marzo.
Contemporaneamente a ello, desde Bergamo y desde la provincia, grupos de voluntarios partirian hacia Milano, siendo determinante su contribucion en la toma de Porta Tosa (hoy Porta Vittoria).
Entre los nombres de aquellos que se distinguirian en los distintos combates figuran entre otros, muchos de aquellos que luego partirian con Garibaldi (Francesco Nullo, Vittore Tasca, Danielle Piccinini). Es en estos escaramuzas que los bergamascos se cruzarian por primera vez a los principales hombres del Risorgimento italiano: en los primeros dias de agosto se encuentran con Bergamo Garibaldi, Cattaneo y Mazzini.
Aun mas: en el 1859, Bergamo da alrededor de 800 hombres al cuerpo de voluntarios de los “Cazadores de los Alpes”, comandado por Garibaldi, que dispersaria a los austriacos y liberaria definitivamente a la Lombardia de la ocupacion austriaca. A la cabeza encontramos un bergamasco de excepcion: Gabriele Camozzi. Y una vez mas es la figura de Garibaldi, que se detiene a hablar con el pueblo en las calles de la ciudad, a colaborar como el que mas.
Roberto Bruni
Sindaco di Bergamo
GARIBALDI …UOMO DELLA LIBERTA’, UOMO DELL’UMANITA’…
La presenza ed il ruolo di Garibaldi nella storia italiana è un fatto non intaccabile dal facile revisionismo che in tempi recenti viene talora esercitato per influire sulle vicende del presente.
L’eredità del Risorgimento e dell'epopea garibaldina hanno avuto una influenza fondamentale nello sviluppo del nostro paese .
L’unità dell’Italia e degli italiani non è in contraddizione con la valorizzazione delle vicende regionali e locali che anzi sono parte integrante della nostra identità in patria e nei paesi d’accoglienza dei nostri concittadini in emigrazione.
Garibaldi è l'italiano più conosciuto all'estero, certamente è quello su cui si è scritto di più.
Bisogna andare in America Latina per sentire come l’azione ed il pensiero di Garibaldi abbiano influito nella formazione delle nuove generazioni,.
E’ anche noto che della sua figura si sono fatte letture interessate, si è appesantita la sua immagine con stratificazioni simboliche che tuttavia non sono riuscite a celare di Garibaldi il tratto prevalente di “uomo della libertà, di uomo dell’umanità”.
La libertà, si sa, è un bene supremo che soprattutto si apprezza quando se ne è privi.
Alle aspirazioni dei popoli alla libertà nazionale ed all'autogoverno Garibaldi dedica una vita che termina in una piccola isola, Caprera.
Garibaldi è stato un uomo rispettoso della democrazia e consapevole della necessità di stabilizzare il quadro istituzionale. Garibaldi fu uomo politico consapevole del suo ruolo e della correlazione delle forze in campo che si confrontavano nello scenario europeo. Di lui vanno tenuti insieme presenti sia pensiero che azione.
Lo testimonia anche il numero di persone che dai più lontani paesi hanno voluto partecipare alla esposizione che abbiamo promosso.
Il fascino delle sue idee determina il favore di Garibaldi fra le persone che aspirando al cambiamento delle società in cui vivono intendono la trasformazione democratica delle istituzioni obiettivo da perseguire con determinazione e realismo.
Non si ritrovano in Garibaldi né ribellismo sterile né improduttive aspirazioni ed insorgenze fuori tempo ma l’idea di istituzioni fondate sulla rappresentatività democratica e sulla giustizia sociale. È questo il tratto di continuità con i principi contenuti nella Costituzione Italiana.
E questa la lezione che possiamo trarre dai comportamenti concreti di Garibaldi “uomo della libertà. Uomo dell’umanità” e dalla intera vicenda garibaldina, è questa, al fondo, è alla base del fortissimo interesse che ancora oggi suscita la figura di Garibaldi, “l’eroe dei due mondi”
Rino Giuliani
Istituto Fernando Santi
ESPAÑOL
GARIBALDI ...HOMBRE DE LA LIBERTAD , HOMBRE DE LA HUMANIDAD.. .
La presencia y el rol de Garibaldi en la historia italiana constituye un hecho no excento de un facil revisionismo que ha sido ejercitado en tiempos recientes con el proposito de influir sobre los acontecimientos del presente.
La herencia del Risorgimento y de la epopeya garibaldina han tenido una influencia fundamental en el desarrollo de nuestro pais.
La unidad de Italia y de los italianos no entra en contradiccion con la valorizacion de los acontecimientos regionales y locales que al contrario, son parte integrante de nuestra identidad en suelo patrio y en los paises de acogida a nuestros conciudadanos emigrados.
Garibaldi es el italiano mas conocido en el exterior, y ciertamente es aquel sobre el cual mas se ha escrito.
Es necesario viajar a la America Latina para sentir como la accion y el pensamiento de Garibaldi han influido en la formacion de las nuevas generaciones
Tambien es notorio que sobre su figura se han efectuado lecturas interesadas, cargando su imagen con estratificaciones simbolicas que sin embargo no han conseguido a despojar de Garibaldi su rasgo prevalente de “hombre de la libertad, hombre de la humanidad” La libertad, es conocido, constituye un bien supremo que sobretodo se aprecia cuando se carece del mismo.
A las aspiraciones de los pueblos a la libetad nacional y al autogobierno, Garibaldi dedica una vida que termina en una pequena isla, Caprera. Garibaldi ha sido un hombre respetuoso de la democracia y consciente de la necesidad de un marco institucional Garibaldi fue un hombre politico consciente de su rol y de la correlacion de fuerzas en en campo que se confrontaban en el escenario europeo. De él se mantienen presentes tanto su pensamiento como sus acciones
Lo testimonia tambien el numero de personas que desde los paises mas remotos han querido participar en la exposicion que hemos promovido.
La fascinacion de sus ideas determina el fervor por Garibaldi entre las personas que aspiran al cambio de las sociedades en las cuales viven y que entienden a la transformacion democratica de las instituciones como un objetivo a perseguir con determinacion y realismo.
No se rencuentran en Garibaldi ni la rebelion esteril ni aspiraciones improductivas e insurgencias fuera de epoca sino la idea de instituciones fundadas sobre la representatividad democratica e sobre la justicia social. Aspectos que condicen con los principios contenidos en la Constitucion Italiana
Es esta la leccion que podemos extraer de los comportamientos concretos de Garibaldi , “Hombre de la Libertad , Hombre de la Humanidad ”; y de la entera epopeya garibaldina, es esta, en el fondo, y en la base del fortisimo interes que aun hoy suscita la figura de Garibaldi, “el heroe de dos mundos”
Rino Giuliani
Instituto Fernando Santi

L’ ICONOGRAFIA GARIBALDINA
Ho cominciato ad amare Garibaldi da bambino, alunno della Scuola Elementare. Nel mio sussidiario, si chiamava così il testo su cui s studiavamo tutte le materie, compariva il ritratto di un eroe biondo con uno sguardo intenso rivolto verso un grande ideale e nella didascalia che lo accompagnava c’era scritto: ”Eroe dei due mondi, cavaliere dell’umanità”. Inutile dire che l’immagine e la frase mi sedussero, così di primo acchito, un colpo di fulmine. Garibaldi era meglio di Pecos Bill, di Buffalo Bill degli altri eroi del west e dei fumetti che in quel secondo dopoguerra filoamericano andavano tanto di moda.
Volli saperne di più. Cercai di leggere altre cose su di Lui, naturalmente nei limiti della comprensione di un bambino. Scoprii così che nella mia città, in una piazza poco lontana da dove abitavo, c’era un monumento che lo ritraeva. Passavo sovente di lì, perché era la strada che si faceva per andare dai nonni e questa immagine così alta –il Generale era posto su un piedestallo- e così pensosa –aveva un’espressione severa- mi colpiva moltissimo. Seppi, poi, che la mia città aveva fornito un numero notevole di suoi volontari, che indossavano la camicia rossa. In casa di una vecchia contessa, amica di mia mamma, mi furono mostrati cimeli delle campagne risorgimentali. Ricordo: una giubba rossa, una sciabola, un chepì da ufficiale, forse un ritratto. La contessa era discendente di uno dei garibaldini bergamaschi più famosi, caduto in prigionia dei russi, dopo la sfortunata spedizione in Polonia, capitanata da Francesco Nullo, e morto in Siberia. Queste scoperte mi convinsero ancora di più del privilegio, in un certo senso, di appartenere a una comunità che tanto aveva dato all’eroe dei due mondi e al Risorgimento della patria. Garibaldi e i suoi prodi mi consolavano di altre storie italiane molto meno gloriose e delle quali ci si doveva vergognare: la guerra era appena finita con la sconfitta militare e il ricordo del regime fascista, che l’aveva provocata, non rappresentavano certo un motivo di orgoglio patrio per un ragazzo un po’ idealista, qual’ero a quel tempo.
Gli approfondimenti sulla figura di Garibaldi continuarono nel mio personale percorso di formazione politica e storica. E così ebbi modo di capire che il Generale, oltre alle sue doti di tattico e stratega militare di prim’ordine, non era certo sprovvisto di acume politico, come molti dei suoi detrattori cercavano di insinuare. Aderendo alla svolta che tanti giovani mazziniani compirono, dopo l’insuccesso del 48, con grande realismo capì che l’Italia si sarebbe potuta costruire solo con il Piemonte e le sue alleanze politico-militari e -lui repubblicano- mise la sua spada al servizio di Casa Savoia. Mi ritrovai anche nel suo socialismo umanitario, volto a porre al centro dell’azione i valori della persona umana e nel suo ripudio della guerra- lui che era stato costretto a impugnare le armi per liberare il suo e gli altri popoli oppressi- come metodo per risolvere le controversie tra gli stati sovrani, anticipando nel tempo l’idea della Società delle Nazioni e dell’ONU.
Cosa resta oggi per le giovani generazioni, per quei bambini e per quei ragazzi così simili e così diversi da quel me di allora, dell’iconografia garibaldina, dei valori politici e morali che spinsero all’entusiasmo per l’idea nazionale fino alla morte sui campi di battaglia la” meglio gioventù “italiana della metà dell’ Ottocento?
Non è certo facile rispondere a questa domanda né io credo di averne la competenza.
Posso solo fare delle rapide riflessioni: Garibaldi e i suoi volontari ci lasciano un legato di grande valenza anche per il disincantato mondo di oggi: nessuna impresa di rilevanza è possibile se non è accompagnata da una profonda convinzione morale e da un comportamento generoso, dove il proprio tornaconto personale sia sempre subordinato all’interesse generale. Non vale la pena di vivere un’esistenza meschina, fatta di cedimenti e di compromessi al ribasso, ma bisogna perseguire,in ogni campo e specialmente in quello dell’impegno pubblico, disegni di ampia portata e mostrare coraggio nelle scelte.
E’ per questi valori, che Egli ,insieme alle sue camicie rosse, ci ha trasmesso,che qualche volta, nella vita, alcuni di noi si sono sentiti fieri di essere cittadini della” Città dei Mille” e della più grande patria italiana.
Carlo Salvioni
Presidente degli Amici del Museo Storico di Bergamo
ESPAÑOL
LA ICONOGRAFIA GARIBALDINA
He comenzado a amar a Garibaldi de nino, como alumno de
Queria saber mas. Tratè de leer otras cosas sobre El, naturalmente, dentro de los limites de la comprension de un nino.
Descubri asi que en mi ciudad, en una plaza un poco lejana de donde vivia, habia un monumento que lo retrataba. Pasaba seguido por alli, porque era la calle que recorria para ir a lo de los abuelos, y esta imagen asi de alta, el General que se posaba sobre un pedestal asi pensante, pues tenia una expresion severa, me afectaba muchisimo. Supe, luego, que mi ciudad habia contribuido en gran numero a sus voluntarios, que vestian la camisa roja. En casa de una antigua condesa, amiga de mi madre, me fueron mostrados insignias de las campanas del risorgimento.
Recuerdo: una crin, un sable, un galardon de oficial, quizas un retrato.
La condesa era descendiente de uno de los garibaldinos bergamascos mas famosos, hecho prisionero de los rusos, en la desafortunada expedicion a Polonia, capitaneada por Francesco Nullo, y muerto en Siberia. Estos descubrimientos me convencieron aun mas del privilegio, que en cierto modo tenia, de pertenecer a una comunidad que tanto habia dado al heroe de los dos mundos y al Risorgimento de la patria. Garibaldi y sus prodigos, me consolaban ante otras historias italianas menos gloriosas y de las cuales uno se debia avergonzar: la guerra habia apenas finalizado con la derrota militar y el recuerdo del regimen fascista, que la habia provocado, no representaban ciertamente un motivo de orgullo patriotico para el muchacho un poco idealista que era en aquel entonces.
Las aproximaciones sobre la figura de Garibaldi continuaron en mi trayectoria personal de formacion politica e historica. Y asi me fue posible comprender que el General, ademas de sus capacidad de estratega militar de primer orden, no estaba ciertamente desprovisto de talento politico, como muchos de sus detractores insinuaban. Adheriendo al compromiso que tantos jovenes mazzinianos cumplieron, despues del insuceso del 1848, con gran realismo entendiò que
Que queda hoy para las nuevas generaciones, para esos ninos y esos muchachos tan







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